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S. Stefano sugli Sci


Come ormai tradizione da diversi anni, al posto di rotolarci sul divano appesi alla Tv il giorno di S. Stefano ci buttiamo sugli sci. Alla collaudata combriccola quest’anno si è aggregato il Luca, direttamente dalla Spagna.

I -11°C a inizio giornata e la pessima visibilità lo hanno messo alla prova, ma poi nel pomeriggio un freddissimo sole ha fatto capolino e il ragazzo si è scatenato, siamo riusciti a resuscitargli “l’orobian attitude”!

Paesaggi invernali e neve fantastica, è mancato solo il pa è strinù a pranzo, ma ci siamo rincuorati con un’ottima Forst.

Eccoli alla partenza

Freddo intenso e visibilià scarsa non ci fermano..

Alice supertecnica

Il Luca in una posa che non si vedeva dalla notte dei tempi


Pausa cioccolata e pausa pranzo

Foto di gruppo con un pallido sole

Panorami in tardo pomeriggio

L’intervista..

L’azione..

Dù asén sol Grem..

Domenica scorsa, mentre il grosso degli scialpinisti si recava al Piz Belvair in Svizzera, due altri, dopo aver confabulato un mezzo pomeriggio e una intera serata, mancano all’appello e si dirigono nelle nostrane orobie. La scelta è motivata dalla serata pre gita non certamente atletica…ben note sono infatti le cene natalizie e cito solo un dato…18 bottiglie di rosso in 22 persone, amari eclusi. Dunque i due, alzatisi con calma, intraprendono la valle Seriana, comoda e quasi confortevole rispetto alle ore di autobus, al freddo ma soprattutto alla sveglia che li avrebbe attesi nella gita ufficiale. Nella sopracitata cena, i soliti ben informati alpinisti della “scagna”, davanti al comodo piatto fumante e al terzo bicchiere bevuto, avevano fatto trapelare che, un collega, anch’esso grande frequentatore di montagna invernale, sosteneva ci fossero ben 30 cm di fresca a Zambla. Noi ignari, e senza verificare la fonte, appesi a questa inviolabile certezza al Ponte del Costone ci dirigiamo, diciamo pure con fede incrollabile al Grem…che quando c’è tanta neve è una gita sicura. Salendo sotto una fitta nevicata verso Oneta, notiamo la scarsità della copertura nevosa, ma non ci preoccupiamo perchè se hanno detto che c’è…per forza ci sarà! Testardi come muli prendiamo la deviazione che porta alla frazione da cui parte la gita…qui il dubbio inizia ad insinuarsi. Giungiamo al parcheggio, deserto, e un bellissimo pratone ammantato di una spolverata di neve appena messa ci saluta. Poco più in basso un paio di asini brucano felicemente sotto la neve qualche filo d’erba. Una grassa risata e il titolo del racconto è presto individuato..è proprio il caso di dirlo…DU ASEN SOL GREM!
Però non demordiamo e per non tradire il mandato elettorale…andiamo al Timogno. Scendendo dalla valle del riso non possiamo che dedicare i nostri pensieri ai soliti ben noti eroi da bar e alpinisti della bottiglia..

Nel bosco sotto la Neve

Traversi ghiacciati

In vetta..

Cercando la Regina..

Ore 12.30..curvette familiari, mentre gli alpinisti della scagna raccontano a tavola le loro mirabolanti imprese..

Piz Belvair in Engadina

Alla numerosa compagnia dei fondisti ci uniamo anche noi per una salita nella sempre unica Engadina. A noi nove si aggiungono anche due amici con le ciaspole, quindi: “…nonostante il meteo, pensieri positivi…”.

La meta decisa è il Piz Belvair, così il pulmann ci porta a Madulain. Da qui, oltre alla ferrovia, alla chiesetta, alla belle casette bianche, saliamo per un bosco rado con dei bellissimi larici.

Ecco la salita: il sole filtra tra la leggera nevicata che ci accompagna in salita, con Gigi quasi sospeso sul fondovalle…

L’alpeggio che porta il nome della cima ci accoglie per la sosta intermedia…, ma subito via in salita per non raffreddarsi troppo

Salendo lasciamo l’alpeggio e vediamo la nostra vetta. In in uno spiraglio tra sole, nuvole e neve appare l’antecima, da raggiungere con un bel ripido pendio.

La temperatura, valutata in vetta tra i -12 e -15, è quasi accetabile, ma ha messo fuori uso la macchina fotografica, così niente foto di vetta…
Discesa veloce per bei pendii, anche se con visibilità un poco scarsa, e neve ugualmente distribuita tra ventata-polvere-crostosa, per raggiungere il caldo pulmann che ci attendeva per riportarci dagli amici fondisti e poi tutti insieme verso casa, scendendo dal passo Maloja sotto la neve e incatenati…
Ciao a tutti
Chiara e Marco

PS non mancate martedì in sede per lo scambio degli auguri!!!

L’inverno è arrivato. Piz Tri dello scialpinista.

Una giornata come quella di oggi dichiara l’arrivo dell’inverno. L’inverno chiama neve, la neve chiama lo sci nelle varie forme. Per qualcuno le ciaspole. Il processo mentale è breve e chiunque si muova in ambienti innevati oggi ha passato la giornata in ufficio a pensare a come sarà il tempo e la neve questo week end. Magari pregustando già qualche bel paesaggio e bella curvetta.Gli amanti della spiaggia maledicono giornate così. Noi no. Le apprezziamo per quelle che sono, fredde, scomode e austere. Invernali appunto.
E non ci siamo fatti trovare impreparati. Pressciistica, apertura della stagione con l’apeski, prime uscite “informali” e prima gita ufficiale da calendario, il Piz Tri.
Il lavoro porta i suoi frutti e contiamo 19 partecipanti, come prima gita non è affatto male. Tra di noi un paio di ciaspolatori, e anche questo è un dato, un primo tentativo di aggregazione di uno stile diverso di muoversi sulla neve che speriamo possa avere continuità.
Il Piz Tri mi è parsa una gita per intenditori, isolata e poco frequentata. Davide si è già espresso sui panorami, in quel lembo di territorio incuneato tra la val camonica e la valtellina e le orobie. Pinete, cime, pendii, poche baite, poca gente. Ci basta e ci gustiamo il nostro gruppo. Riscopro come sempre il piacere di andare in montagna con gli amici, dei quali conosco ritmi, passo, modo di fare. Qualcuno manca, ma la stagione è lunga. Con i nuovi mi presento, a costo di apparire “sbruffone”, ma sempre meglio un ciao in più che uno in  meno. Lo stile conta. Specie se la gita è ufficiale e non siamo “i singoli”, ma siamo “il GAP”. Giornata splendida, infastidita da un forte vento. Saliamo con passo costante, fermandoci qualche volta, la gamba è buona anche se per qualcuno la giornata non è ottimale. Avrà modo di rifarsi. Dopo un bel viaggio nelle pinete la cima compare. Neve dura e freddo. Vento. Non male come primo assaggio di inverno. Il gruppo si allunga, i senatori mettono i rampanti, prudentemente li imito. Mai sottovalutare niente. Arriviamo in cresta…il vento è insopportabile…tutti cercano riparo dietro le rocce..mancano 20 m alla cima …vento…mi scoccia mollare proprio lì…vento….dai cavoli abbiamo i rampanti….cessa un poco avanzo verso una roccetta…sono proprio sotto la cima…provo…qualche metro e protetto dalle rocce sono al riparo arrivo in cima…gli altri mi vedono, mi raggiungono. Sette in cima. Gli altri poco più sotto. Strette di mano foto di rito tanta soddisfazione. E poi giù su neve gelata che pare una pista di pattinaggio.

Salendo

Guardandosi in giro

Il Piz Tri

La traccia

L’anima dello scialpinista

Pensando in salita…

Ultimi pendii

La cima

Il vento

Foto di vetta: 1) io e gino 2) mario e luigi 3) lorenzo, gigi, gianni e gino? 4) madonnina

Panorama dalla cima

Foto di gruppo

“Set trendy a se?”

Ah dimenticavo, buon natale ciao!

Piz Tri

Finalmente, dopo due mesi di inattività, mi rimetto in carreggiata con una bella sparata di 1100 m di dislivello. E come meta una delle montagne più rappresentative di Edolo: il Piz Tri, balcone superpanoramico con vista sui maggiori colossi lombardi…chiaramente parlo dello Zinglo Bernù e del Palone del Torsolazzo!! Dal celeberrimo Passo di Fletta si stacca una traccia che conduce alle baite di Pradelbisso, per poi inoltrarsi in un bel bosco di paghèr, fino al lago sottostante l’anticima del Piz Tri. Si svolta l’angolo ed il gioco è fatto!

Bene, ora apriamo le danze con le foto degli eroi (baciati dal sole e da una leggera brezza autunnale).
si scaldano i motori


da sinistra: Punta Adami, Corno di Val Rabbia e Roccia Baitone, Castelletto, i Campanili, Cima delle Granate


una donna sola al comando…grande Sara!

il ciaspolatore gregario

Piz Tri

la fascia GAP indossata con orgoglio

“Il nodo” atto terzo

Dal momento che dopo una gita sociale tutti aspettano con trepidazioni le foto e i racconti sul blog, colgo l’occasione di questa attesa mediatica per informarvi che sta per uscire il terzo numero del “Il Nodo”.
Come sempre siamo un po’ “anarchici” nella gestione delle scadenze e anche questo numero si è fatto attendere. Ciononostante, l’attesa è ampiamente ripagata da articoli densi di spunti di riflessioni e di proposte per il 2011, in aggiunta ad interviste sicuramente molto interessanti sia in questo che nel prossimo numero. Volete saperne di più?

…beh passate in sede per gli auguri di natale martedi 21/12 e ritirate la vostra copia del terzo numero de “Il Nodo”!

Ciao

Quali novità?

Aggiornamento ARTVA

dato il largo anticipo dell’inizio della stagione invernale,e la voglia di neve che tanti hanno in questi giorni mi sembra doveroso informare i frequentatori della montagna durante l’inverno sugli apparecchi ARTVA in circolazione ad oggi.
Innanzitutto una piccola precisazione: ormai da due anni l’ARVA non è più chiamato cosi, bensi è detto ARTVA (Apprecchio Ricerca Travolti in Valanga), questo perchè il nome originario ARVA appartiene alla ditta francese che per prima mise in produzione l’apparecchio (praticamente per motivi di marchio registrato è “illegale” chiamara arva un apparecchio di un’altra marca… e qui stendiamo un velo pietoso… ). Per noi del GAP, tale apperecchio continurà ad essere il “Bi-Bip”.
Altra precisazione, l’ARTVA non serve solo agli scialpinisti, ma a TUTTI coloro che si avventurano su percorsi innevati, qualsiasi sia il mezzo di locomozione (non è una regola, è un consiglio).
La prima grossa distinzione è la tipologia di apperecchio:
-Analogico o Digitale:
Gli apparecchi analogici sono i primi ad esser stati realizzati, praticamente sono quelli che emettono un suono che aumenta con l’avvicinarsi dell’apparecchio che si stà cercando, un selettore con scala numerica ci permette di variare l’intensità del suono. Con questi apparecchi in fase di ricerca l’operatore deve essere ben concentrato e sfruttare l’intensità del suono per dirigersi sul dispositivo che si stà cercando. Indubbiamente questo tipo di tecnica richiede molta pratica ed una buona conoscenza dell’apparecchio, ma con tanta pratica e sangue freddo al momento giusto credo sia ancora una tecnica imbattibile.
La seconda tipologia sono quelli Digitali di ultima generazione, dotati di un processore che elabora in automatico l’intensità del segnale (togliendo così al ricercatore l’onere di pensare al suono) e di uno schermo su cui appare (generalmente) un numero ed una freccia: il numero diminuisce mentre ci si avvicina all’apparecchio che si stà cercando, mentre la freccia indica la direzione in cui bisogna muoversi. Alcuni di questi apparecchi sono in grado di indicare se ricevono più di un segnale, talvolta indicandone il numero, e una volta in prossimità di uno di questi segnali hanno la possibiltà di escludere il segnale più vicino così da poter proseguire con la ricerca degli altri apparecchi senza dover prima spegnere quello trovato.
Questi apparecchi sono come i cellulari: semplici ma bisogna averci la mano. Personalmente credo siano apparecchi eccezzionali anche se c’è sempre la paura che la macchina sbagli e mi porti fuori strada.
Ci sono apperecchi Analogico-Digitali che sono una via di mezzo tra questi, ovvero si basano sul principio dei digitali ma hanno comunque uno schermo che aiuta in fase di ricerca.
-Il numero di antenne:
Gli artva possono avere da 1 a 4 antenne.
I primissimi (fitre rosso, pieps azzurro) hanno una sola antenna, poi col passare del tempo sono comparse tutte le altre: attorno al 2002 erano 2, dal 2005/6 qualcuno ha introdotto le 3, l’anno scorso se ne sono viste 4… e per finire quest’anno ci hanno messo anche quella GPS.
Dal punto di vista operativo avere 1 o 2 antenne non cambia molto, la ricerca si complica un poco in fase finale se l’arva si trova sepolto a più di 1,5 metri. Le 3 antenne sicuramente sono la grande innovazione, ci sono solamente negli apparecchi digitali, con questa tecnologia l’arva ci porterà direttamente sulla verticale dell’apparecchio che stiamo cercando. Non fatevi ingolosire dagli apparecchi a 4 antenne, verrebbe da pensare che se le 3 antenne ci portano sopra la quarta scava… purtroppo non è cosi, la quarta antenna serve ad apparecchi dello stesso modello per parlare tra di loro (cosa si dicono non ci interessa). Infine l’antenna GPS consente di memorizzare il percorso realizzato durante la ricerca. Di preciso non so ancore a cosa serva e se sia o meno un vantaggio perchè è l’ultimissima innovazione proposta quest’anno, spero di sapervi dire qualcosa di più in futuro.


Di seguito due tipici artva analogici, entrambi hano una portata molto prossima ai 40 metri, difficilmente i nuovi apparecchi raggiungono tale portata. Altro punto a loro favore è che hanno un’ampia scala di selezione dell’intensità del segnale che permette di avere 10 scale differenti, contro le 3-4 degli apparecchi più moderni.


Qui 2 modelli ortovox (M2 e F1) di tipo analogico-digitale.
Dei 2 l’M2 è sicuramente il più evoluto e più preciso, ha un’ottima portata (30 metri) ma sopratutto ha la possibilità di aggiornamento del software (molto importante e che consiglio a tutti i possessori)


Nel pieno rispetto dell’ambiente…

Materiali costruttivi all’avanguardia, impianti tecnologici ecosostenibili (solare fotovoltaico, solare termico, micro-eolico, micro-idroelettrico, cogenerazione) a servizio dei più moderni rifugi per garantir loro un’autosufficienza energetica. Finalmente le fonti rinnovabili stanno sostituendo, o quantomeno integrando, le ormai obsolete fonti energetiche convenzionali (i gruppi elettrogeni alimentati a gasolio tanto per capirci), con lo scopo di generare energia elettrica “pulita”.
Ma poi ti confronti con scelte architettoniche bizzarre, simulazioni tridimensionali terrificanti, inserimenti ambientali non dei più azzeccati…


Monte Rosa Hutte (CH)

Comprendo che a certe quote si debba costruire secondo scelte dettate da soluzioni ingegneristiche quasi obbligate, ma arrivare al punto di costruire un “fungo” in una zona così mi pare quasi offensivo!


Capanna Gries (CH)

Al pensiero poi di salire al Monte Bianco dal nuovo rifugio Gouter (che costerà peraltro 6,5 milioni di euro!), la vocina dentro di me urlerebbe: “Ripiega sul versante italiano!” Giusto, ottima idea… con un Gonella in gran spolvero ed aggressivo come non mai?! Insomma, non c’è più scampo!


Simulazione tridimensionale del futuro Rifugio Gouter (FR)


Rifugio Gonella (IT) in tutti i sensi

Sciando nella doccia

Oggi due matti, di stare a casa e piegarsi al maltempo non ne avevano proprio voglia e nonostante il peggior dei peggiori meteo vanno al Pora. Acqua prima, durante e dopo, bagnati fradici durante e dopo.  Il fatto rassicurante è che non eravamo soli, e un tizio si è addirittura stappato una birretta in cima.
Se portavamo il bagnoschiuma si evitava di fare la doccia a casa.

La discesa comunque è stata bella. 

Ciao