CAMBIA LINGUA

Il GAP fa il suo giro


Serre di Elva (Val Maira): il nostro punto di partenza


Postazione militare al Colle della Bicocca


Il caldo ci assale in località Chiesa (Val Varaita di Bellino)


Il rifugio Melezè


S. Anna di Bellino


Rocca Senghi


Il riposo prima dell’ascesa al Passo di Bellino


La Val Maira dal Monte Bellino


Punta Gastaldi, Visolotto e Monviso visti dal Monte Bellino


Campo Base Chiappera: sicuri che si debba dormire qui dentro?


Alle prime luci che lambiscono la Rocca Provenzale, il capogita ci obbliga a stare in fila per due


Riposo al Colle Ciarbonet


Le belle architetture della Val Maira


Postazione militare vista salendo al Passo della Gardetta


Finalmente il Passo della Gardetta!


Rocca La Meja dal Passo della Gardetta


Abitante del luogo


Altri segni del passato…militare


Rocca La Meja vista dai pressi del Col del Bötèr (Margherina per la precisione)


Marco scruta l’orizzonte…


Vincenzo al Col del’Asen (alias Colle del Mulo)


Lago Resile, luogo del nostro pranzo


Affiora la stanchezza…


…ma ormai siamo arrivati a Vernetti, traguardo della nostra spedizione

BRAVI TUTTI !!!!!

Davide

Il Bepi fa il suo giro

“La cãdensa l’hÖ  ciãpäda”

“Durante il
periodo estivo agli scolari è concesso un periodo di vacanza. In quest’arco
dell’anno anche la loro più grande nemica, la sveglia, passa il tempo
rilassandosi. Ci sono occasioni in cui purtroppo entrambi devono compiere del
lavoro straordinario, come nel caso di sabato 18 agosto 2012. La sveglia suona e
ci fa sobbalzare dal letto mostrando cifre sul display che sembrano uscite da
un’estrazione del lotto. Ma in verità sono proprio le 5 di mattina e bisogna
alzarsi essendo oggi il primo giorno di TREKKING. Detto fatto, eccoci ON THE
ROAD: destinazione Elva di Val Maira (1637 mslm). Giunti sul posto incontriamo l’ultimo
componente della spedizione che ci attende calmo e placido seduto sul camper. L’orario
della partenza suscita da subito rivolte e lamentele da parte dell’intero
gruppo, ma dopo una sosta ristoratrice riprendiamo il cammino verso Colle
Bicocca (2285 mslm). Le note del Bepi e di P. Daniele ci accompagnano con le
loro canzoni dalla CADENSA tipica. Arriviamo quindi ad arrestare il cammino in
un antico borgo nel quale scopriamo tratti tipici della cultura occitana, a noi
sconosciuta. La risalita della valle ci abbatte fino allo sfinimento, ma alla
vista del rifugio Melezè (1.812 mslm) ritroviamo la forza per compiere gli
ultimi 50 m. Durante la permanenza al rifugio 
facciamo conoscenza dei valorosi alpinisti che compongono la spedizione.
Questo ci permette di stilare una prima ed approssimativa classifica. Dal punto
di vista gastronomico il pasto presenta difficoltà durante l’assaggio del purè.
La mattina seguente, sfogliando il programma, ci deprimiamo alla vista di quei
numeri soprannaturali. Lasciamo la comodità del rifugio e ci dirigiamo verso
Colle del Bellino (2804 mslm), e subito la compagnia FINE CORSA prende
posizione e si fa attardare con tanto di bandierine. Mentre il gruppo fuggitivi
(tutti tranne noi) avanza inarrestabile e noi programmiamo una sosta tattica
per impasticcarci con integratori  e
altre porcherie. Carichi ed esuberanti intortiamo la concorrenza e ci
riportiamo in prima posizione conquistando il GPM. Dopo una breve pausa sulla
sommità imbocchiamo la discesa con estrema cautela e a termine del tratto più
ripido viene stabilito il punto di sosta per il pranzo accanto ad un bel
torrente. Subito si presentano difficoltà nella fase di idratazione causata
dalla mancanza di acqua potabile anche se Angelo suggerisce essere comunque
PORTABILE. La discesa si rivela tranquilla e ormai siamo diventati come zombie
che si strascicano fino alla meta. Giunti al Rifugio Campobase appuriamo che il
servizio alloggio corrisponde ad una semplice tenda con brandine. Visto l’orario
piuttosto anticipato ci rinfreschiamo con una doccia e bibite aspettando la
cena. L’attesa si rivela insopportabile e Giovanni ci delizia con canzoni
quali: “Il cacciatore” , “Don Raffaes” e tante altre accompagnate dal suono del
suo UNGULETOR 3000. La nottata trascorre in agonia e
sofferenza a causa del freddo insopportabile. Il giorno seguente il servizio
ristorazione presenta notevoli carenze che ci spingono a compiere atti barbarici.
Un altro imprevisto disturba la nostra condizione psicofisica: l’incertezza di
un vero pranzo per via della scarsità di attività economiche all’interno del
povero paese di Chiappera(1614
mslm). Fortunatamente veniamo ripagati dalla magnificenza delle sorgenti del
Maira per poi riprendere la salita verso il colle Ciarbonet (2206 mslm) , primo
GPM di giornata. Da qui affrontiamo la discesa guidati dallo specialista dei TAGLIAGAMBE
e detentore della maglia “N*****o più potente” Angelo. Sopraggiunti in una
radura attraversata da un torrente condividiamo le poche provviste rimaste e
ancora una volta l’esperienza di Angelo si rivela favorevole grazie ad un suo ricostituente
intruglio a base di Carcadeus®. Ben
rinvigoriti dopo la giornaliera farcitura di sozzure si riparte in direzione
Passo della Gardetta (2437 mslm) circondati da un paesaggio segnato dagli
eventi bellici. Stranamente aggrediamo la salita con determinazione e perveniamo
al secondo e ultimo GPM dal quale siamo ormai in  vista del Rifugio Gardetta(2235 mslm) circondati
da nuvole maligne. Veniamo accolti da cani pastori con cui attendiamo ansiosi
la cena. Durante la notte per la seconda volta la sventura si inferocisce su
Vincenzo vittima del suo stesso sacco-letto-burka e del rombo delle russa di
Pasquale, ma noi riposiamo in tutta tranquillità. Ed eccoci all’inizio dell’ultimo
giorno  e molti seniores ci illudono
riguardo la facilità di questa tappa. Dopo un tratto in discesa incominciamo la
salita verso il Colle Margherina (2420 mslm) e proseguiamo solitari in testa al
gruppo fino al Colle del Mulo (2527 mslm) . La discesa ci devasta e le forze
rimaste ci consentono a malapena di giungere al lago Resile (1986 mslm) dove
viene fissata la pausa pranzo. Da questo punto la discesa non concede tregua a
causa delle pendenze e dei precipizi sempre in agguato. Oltre alle solite
vittime (noi) la discesa si adira anche su Lucia che sopporta con difficoltà il
dolore alle gambe ma vinciamo la sfida giungendo infine alla borgata Vernetti (1223
mslm). Rifocillati con bibite e gelati aspettiamo gli autisti e le rispettive
auto con le quali ci riporteremo verso casa.
RIFLESSIONI

Questa esperienza ci ha portato a
conoscere la particolarità delle terre occitane e ha scoprire le differenze con
altri posti. I dati raccolti durante il viaggio confermano che un grave
problema affligge il Gruppo Alpinistico Presolana: la mancanza di giovani, dato
che l’età media dei partecipanti a questo trekking è di 49 anni.

                                                                 Lorenzo,Michele,Tommaso e Giovanni.

IN COLLABORAZIONE CON:

Amici del purè pastrugnato® – FINE
CORSA ™ – TSC℗ ( Trekking Senza Camminare) –  TSZ℠ (Trekking Senza Zaino) – Trekking a
kilometro 0 – THESAURUS©  – BIEMSì ® –
VitanotturnaDihcoteche℗

CON LA PARTECIPAZIONE DI:

Marco,Angelo,Beppe,Vincenzo,Benigno,Davide,Pasquale,Antonia,Grazia,            Rowena, Giovanna,Lucia,Mina,MariaTeresa,Chiara.

CON LA PARTECIPAZIONE STRAORDINARIA DI
:

Silvio – Mario –Bepi – Bernard(Mia) –
Nemo -Giuno


ATTENZIONE: OGNI RIFERIMENTO A FATTI REALMENTE ACCADUTI E/O A PERSONE REALMENTE ESISTENTI E’ DA RITENERSI PURAMENTE CASUALE.

Il vento fa il suo giro

Di ritorno dal trekking più caldo di questi ultimi anni un saluto ed un grazie a tutti i partecipanti per aver condiviso insieme questi passi in terra occitana…

ps poi qualcuno più diligente pubblicherà un post più approfondito

Via del Gran Pilastro. Pale di San Martino.

Lunedì, pausa pranzo. 
“Allora cosa hai fatto ieri? Sei andato in montagna?”
“Si.”
“hai scalato ancora? cosa hai fatto?”
“Sono andato alle Pale di San Martino, ho salito la via Gran Pilastro…un vione bello logico ed elegante”
“Elegante?”
“Si.”
 “Ah Ah Ah! Elegante? ma com’è possibile?” …le mie colleghe ridono. 
Eh già…l’eleganza per loro è un bel vestito, la scarpa col tacco i capelli in ordine e un filo di trucco, non troppo. Non certo quello che sono io in quel momento, a Milano, nella settimana di ferragosto. T-Shirt da 10 euro, pantaloncino corto e un’orrendo paio di scarpe da ginnastica bianche, che da sempre ti danno quel tocco un po’ da sfigato. 
Hanno ragione in effetti. Il concetto di eleganza è ormai associato solo alla moda, all’immagine, a un prodotto che ti vogliono rifilare. Noi rocciatori, che diamine, lo usiamo impropriamente se lo associamo a una montagna o a una via di roccia. 
In quel preciso momento, mentre aspetto la pizza, realizzo che mi passa la voglia di spiegare. Capisco che certe salite, che aspettavi da tempo, non hai voglia di sbandierarle a chiunque. A chi volevi farlo sapere, per condividere la tua soddisfazione, hai già mandato un sms. In fondo è una cosa che è nata, tra te, il tuo compagno di arrampicata e la montagna. Quella precisa montagna e quella via. 
Si alimenta giorno dopo giorno, senza che tu stia neanche a pensarci. Ma quell’idea che ti si ficca in
testa la abbandoni solo nel momento in cui la realizzi. E per noi ci è
voluto un anno, ci avevamo già provato, ma le condizioni meteo erano
incerte e noi meno allenati. 
Come ogni salita importante è stata preceduta da una notte pensierosa. Dobbiamo salire veloci, dobbiamo valutare bene il meteo, dobbiamo fare tiri lunghi, dobbiamo azzeccare la via. Difficile prendere sonno tra tutti questi doveri. 
Alla fine la via del Gran Pilastro si è rivelato un gigante benevolo. Probabilmente anche per il fatto che eravamo ben preparati ad affrontarla. Poco materiale tecnico indispensabile, preparato la sera prima, acqua e cibo calcolato. Siamo saliti veloci, con tiri lunghi, proteggendoci il giusto ed evitando qualche trabocchetto.  Non abbiamo sbagliato niente e quando finivamo la corda, una sosta o una clessidra era a portata di mano per recuperare il compagno. 
Immersi in questa vasta parete, senza altre cordate, abbiamo sperimentato il piacere di confrontarci con un grande ambiente, su roccia magnifica… 600 metri di dislivello, 800 m di svilluppo, 16 tiri di III e IV grado.
Su queste dimensioni sperimento per la prima volta anche me stesso. Una via dove non contano solo i muscoli, ma anche una buona dose di esperienza e intuito. Saliamo con un bel ritmo, costanti e determinati e in 6 ore e mezza siamo in vetta. L’idea originale prevedeva il bivacco, ma è presto, il tempo è buono e dopo una breve pausa affrontiamo la temuta discesa. Non banale, assolutamente non banale. Passaggi di II e III grado in discesa, traversi esposti e traccia non proprio segnalata al meglio. Impieghiamo due ore per fare 200 m in linea d’aria. Alla fine usciamo belli stanchi…ancora un ora per il rifugio. Percorriamo il sentiero all’imbrunire tra le nebbie e alle 20.00 siamo al Rosetta. Sono passate 4 ore da quando abbiamo lasciato la cima. 
Mariano, il rifugista ci riconosce…
“Da dove arrivate?”
“Abbiamo fatto il Gran Pilastro”.
“Ah! Bravi….bravi….”
Ci sorride compiaciuto. Ci fermiano a parlare un po’ per qualche dettaglio sulla salita. Se tutti hanno firmato il libro di vetta siamo la quarta cordata a ripeterla quest’anno. Mariano ci informa che è presente una nota guida e lo affronterà con una cliente il giorno dopo. Poi con un pizzico di malizia aggiunge “…si maaa… non sa neanche dov’è la Pala di S. Martino!”. 
Ridiamo insieme.  Mi piace pensare che sia stato il suo modo per farci i complimenti. 
La via (fonte www.pareti.it)

Verso l’attacco

Alfio mi raggiunge sul secondo tiro

Quinto tiro: Inizia la serie dei  Camini (4 tiri)

Persi in un ambiente grandioso

Momenti di arrampicata nella parte alta

Usciamo dalle difficoltà, il bivacco ci annuncia la cima

E’ fatta!

Concentrazione in discesa

Le nebbie ci avvolgono

Su quella cresta siamo fuori dalle difficoltà

Siamo Fuori (affaticati)

Il tratto di discesa complicato

Panorami dal sentiero

Tra le nebbie compare il Rosetta, andata!

Routes Militaires

Da più di un anno avevo in mente un’idea che avrei voluto concretizzare a tutti i costi, ma chiaramente il fattore limitante sarebbe stato quello di scendere a compromessi con gli amici. Ebbene, quest’anno non ho voluto accettare nessun compromesso, ma solamente regalarmi uno spazio in assoluta libertà. Questo sogno, cioè pedalare sulle vecchie strade militari, si è finalmente avverato! E per pedalare non intendo il solo piacere del gesto atletico, ma anche “respirare” la storia di questi luoghi teatro di vicende belliche. In Val di Susa esiste tutto questo, oltre a delle vallate magnifiche che vale la pena di attraversare con passo lento. A cavallo tra luglio e agosto mi sono quindi dedicato sia al ciclismo che all’escursionismo, pernottando in tenda in un campeggio situato nei pressi di Bardonecchia. Non nascondo di essermi quasi totalmente dedicato al ciclismo; però mi sono ritagliato anche qualche soddisfazione escursionistica, cioè la salita al M. Thabor, ma con il rammarico di non essere riuscito a fare il Tour des Cerces.
Domenica 29 luglio
Colle del Sommeiller (3000 m): il colle – transitabile con i mezzi motorizzati – più alto d’Europa


Il percorso


La prima parte di salita si svolge nel bosco


Dopo il Rif. Scarfiotti comincia la vera sfida


Il Piano dei Frati concede un attimo di respiro


4 duri km per arrivare al Pian del Patarè


Le ultime pedalate


Una gioia incontenibile !!!!!!! Sono a 3000 m con la bici !!!!!!


Ciò che rimane del ghiacciaio del Sommeiller


Sulla via del ritorno affronto la bella decauville

Lunedì 30 luglio

Escursione in Valle Stretta, alla conquista del M. Thabor


Il percorso


Grange di Valle Etroite


La meta è ancora lontana


Paesaggi dolomitici


La cappella nei pressi della vetta


La vetta del M. Thabor (3178 m)


Panorama sul Massif des Ecrins


Il versante nord del Monviso


Lungo la via del ritorno


Una piacevole digressione verso il Lago Verde

Mercoledì 1 agosto
Strada militare dell’Assietta (prima parte)


Il percorso


Segnaletiche nel Gran Bosco di Salbertrand: direzione Colle Blegier


Lungo le creste: la Strada militare dell’Assietta


Dopo il Blegier ed il Lauson, eccomi al Colle dell’Assietta


Il faro degli Alpini sul M. Genevris


Passi di Costa Piana, Bourget, ed infine il Basset, al termine della strada militare


Lago Nero, nei pressi di Sportinia (Sauze d’Oulx)

Giovedì 2 agosto
Route militare du Granon & Routes militaires de Lenlon e du Fort de l’Olive


Il percorso


La breve salita al Colle dell’Echelle


Il borgo di Granon


Fort de Lenlon


La discesa verso il Fort de l’Olive


La Route Militaire


Al Col du Granon (2413 m)


Maledetti cartelli…


Le fatiche per oggi sono terminate

Sabato 4 agosto
Strada militare dell’Assietta (seconda parte)


Il percorso


Verso l’Alpe d’Arguel


La strada richiede sempre molto impegno


La Batteria del Gran Serin


Discesa verso il Colle dell’Assietta…


…e successiva visita alla Testa dell’Assietta


Direzione Pian dell’Alpe – Colle delle Finestre lungo la Strada militare dell’Assietta


Al Colle delle Finestre incontro dei ciclisti gagliardi che mi daranno indicazioni in merito alle strade militari sparse in questa regione…un pensiero va anche a loro !!


Dal Colle delle Finestre salgo a 2750 m circa lungo la vecchia Strada dell’Assietta, realizzata a fine ‘800 (il tratto Colle dell’Assietta – Pian dell’alpe è stato realizzato qualche decennio dopo, per sopperire al disagio che una strada così alta poteva portare)


Inesorabile tempo nebbioso al Colle della Vecchia, dove è presente un masso denominato “Dente della Vecchia”


fantasmi nell’oscurità…sono finalmente ritornato al Gran Serin; d’ora in poi solo discesa…e che bella discesa !!!! 40 minuti divertentissimi !!!!

Martedì 7 agosto
Strada militare 79 (Forte Jafferau e Forte Föens) con variante, per evitare di affrontare da solo la famigerata galleria militare del M. Seguret, un’opera unica nel suo genere: quasi 800 m di lunghezza a sviluppo completamente curvilineo


Il percorso


Grange La Roche, lungo la dura salita


Il M. Seguret e le grotte dei Saraceni (notate l’imbocco e l’uscita del tunnel!!)


La Strada militare verso il Forte Jafferau


I baraccamenti militari lungo l’ultima parte di salita, la più sconnessa


Ma che bello, trovo sempre un tempo spettacolare!!!!


Il M. Chaberton dal Forte Jafferau


In discesa verso il forte Föens


Opere d’ingegneria stradale militare


Il Forte Föens


Comincia la discesa verso Bardonecchia…


..ma ben presto svolto a destra per ripercorrere la decauville e persino fiancheggiare il lago di Rochemolles, dando un ultimo sguardo a quella vallata a me cara, percorsa durante l’ascesa al Sommeiller

Queste vacanze sono state veramente stimolanti, anche se faticose; di sicuro proseguirò nello studio di altre strade militari piemontesi e liguri, da poter affrontare con la mtb.

PS: Proprio oggi ho messo mano a cartina e calcolatrice e mi è venuto un groppo in gola: 390 km in sella, 32 ore effettive di pedalata, ben 10300 m di dislivello positivo !!! Pazzesco !!! Ora capisco perché i miei amici non vogliono fare le ferie con me…

Davide

Nuvole olimpiche

Io mi definisco uno sportivo, a dispetto delle birrette, delle serate a volte “sregolate” e dell’età che inesorabilmente avanza. Anche se alla fine non ho mai vinto niente. Neanche la tombola in famiglia a Natale. 
Trovo piacere nell’allenamento, nel sudare, nel fare fatica. Nel condurre tutto sommato una vita sana.
Ho provato tante discipline anche a livello agonistico, senza mai “eccellere” particolarmente in nessuna. A guardare bene prediligo quelle in cui c’è di mezzo la gravità come la pallavolo, lo sci e l’arrampicata e ho una antica e romantica passione per la bicicletta. 
Perchè in bicicletta nascono i primi sogni da ragazzino e le prime libertà. Velocità e muoversi lontano da casa.
La mia bacheca è scarsa, un dolorosissimo secondo posto al campionato U16 di pallavolo, nel lontano 94, dopo aver dominato la stagione…e qualche sudatissimo Podio al Trofeo di Sci del Gruppo, prestigiosa vetrina di paese…battuto dal dominatore incontrastato Bani, o da qualche fresco campione di giornata. 
Provo simpatia per quelle discipline minori, dove si guadagna poco e si fa una fatica enorme. Delle spacconate di Bolt non frega niente.  E’ a vedere Pistorius correre dando il massimo che mi è venuto un groppo in gola. Per il coraggio, la grinta e la dignità s’intende, mica perchè è amputato.
Sono un romantico dicevo e purtroppo penso allo sport come un ragazzino. Una cosa semplice, dove il Campione, capace di gesta memorabili è l’esempio da seguire. E ogni volta che vedo un Campione barare mi sento sconfitto e avvilito.     
Più di tutte le volte che ci ho provato, ma non ho vinto.  
Nando

Buona la prima

Nell’interregno tra le vacanze in montagna e le vacanze al mare mi organizzo per un blitz in Presolana.

Come ogni anno almeno una volta bisogna salirla.

Arrivo dalle dolomiti, sono allenato…dunque approfitto del giovane entusiasmo di Elia e gli propongo il classico spigolo sud. La sua prima via in montagna. 
Il giovine è motivato e non obietta sulla partenza, 6.30 tonde tonde. Puntuali saliamo al passo e alle 7.20 stiamo già camminando zaini in spalla. 
Sudiamo come in sauna per il gran caldo e in un ora e mezza siamo all’attacco. Mi preoccupano un po’ le nebbie, che potrebbero trasformarsi in nuvole e temporali. 
Saliamo veloci e tiro dopo tiro gli squarci di azzurro ci rassicurano. Possiamo salire ragionevolmente sereni. Elia è un po’ teso all’inizio e in fondo lo sono anche io anche se non lo do’ a vedere…di solito condivido la responsabilità del “primo” di cordata con il compagno…questa volta sono io l’unico punto di riferimento. La roccia però ci infonde il giusto grado di serenità. 
Compiamo il nostro piccolo grande viaggio su diversi terreni, parete aperta, roccette e canali, creste e infine la vetta. Mi gusto la pace della vetta e la giusta soddisfazione di Elia. Con ragionevole calma, ma non troppa scendiamo. 
La birra e piadina finale sugella l’impresa. Complimenti a Elia, veloce determinato e sicuro. 
La Presolana sempre “dura” e austera si è dimostrata ancora una volta benevola.

“Buona la prima!”

Nando

                                                                        Primi tiri
Nebbie presolaniche e bivacco Città di Clusone
Foto “Facebook”
Sul traverso del 4 tiro…l’allenamento a Valgua ha il suo perchè
In vetta…ci sono anche io!
Scorci in discesa
                                                                 Ospiti ai cassinelli