CAMBIA LINGUA

Ferrata “Sentiero dei fiori”

In un luglio che così caldo, non si vedeva da anni, abbiamo rischiato di prendere l’unico giorno di brutto tempo, il ritrovo al piazzale Caslini sembrava non lasciarci molte speranze ma come si dice, “la fortuna aiuta gli audaci” e così decidiamo di metterci in viaggio verso il Passo del Tonale.

Il gruppo era numeroso, con alcune new entry, Lorenzo Simone Alessandro e Veronica che hanno deciso di unirsi al gruppo.

Arrivati al Tonale la giochiamo sporca prendendo la funivia che ci porta in cima alla pista Paradiso, già da questo punto si capiva che la giornata sarebbe stata fantastica dato che il cielo cominciava ad aprirsi. Camminiamo circa un’oretta e mezza prima di arrivare al passo del Castellaccio dove resti di filo spinato ci ricordano che questo è soprattutto un luogo del ricordo, ricordo di violenze e fatiche.

Poco sopra il passo inizia la ferrata vera e propria, non una ferrata particolarmente impegnativa ma sicuramente dai panorami mozzafiato con i bellissimi ponti tibetani e qualche galleria qua e la.

Arrivati alla capanna “Amici della montagna”, già bivacco “Faustinelli”, prendiamo un te caldo, scattiamo qualche  foto di gruppo e poi iniziamo la discesa.

Decidiamo di effettuare una deviazione per evitare di fare tutto il ghiacciaio del Presena, sempre su via ferrata, ma qui la difficoltà inizia a salire anche se, per fortuna,        non è niente di esagerato.

Arrivati in fondo calziamo comunque i ramponi per attraversare un piccolo nevaio, raggiungiamo di nuovo la cabinovia e ci scoliamo una meritata radler.

 

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Buongiorno Marmotta!

Ieri, per sfuggire all’afa cittadina, ci siamo diretti verso il Rifugio Olmo ai piedi della Presolana di Castione. Il sentiero è stato per buona parte fresco e gradevole, fino a quando di fronte a noi si è aperta la radura e siamo arrivati al varco tra le montagne sotto il sole a picco, arsi dalla
caldazza di quest’estate che è partita con il botto. Stà di fatto che per sfuggirle abbiamo acelerato il passo e abbiamo raggiunto il rifugio prima del previsto.

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Bellezza della Venere (IV+), Cime alle Coste Sud, Dro (TN)

“Quando si va ad arrampicare ad Arco, vuol dire che l’estate è arrivata!”.
Con questa frase Enrico saluta l’arrivo in valle del Sarca. In realtà sarebbe meglio dire primavera..che d’estate Arco è un forno. Ma evito di puntualizzare, del resto l’entusiasmo del Sammer è contagioso, tutto preso a guardare le pareti e le coltivazioni di vite trentine, per deformazione professionale.
Ogni volta che si arriva ad Arco, troviamo mille spunti e stimoli di giornata, piccoli aneddoti e sorprese da raccontare tornati a casa. La notizia del giorno è che facendo colazione nel solito posto, incrociamo Alessandro Beber, invitato a Scanzo nel 2012. Salutato, ci riconosce e ci invita a bere una birra alla casa delle guide. Del resto se sulle pareti il divario tecnico tra noi resta impossibile da colmare, la birra è sicuramente un terreno dove anche noi possiamo dire la nostra.
Altro spunto è il ritorno alle vie dell’Enrico dopo un discreto periodo di astinenza e la presenza di Valentina, che da poco si è unita al nostro gruppo di arrampicatori. Nell’ambiente GAP dei senatori si vocifera che sia una “tosta”.
Gli instancabili Elia e Poniek invece si prendono un giorno “di ferie” dedicandosi ad altre attività.
Data la cordata inedita optiamo per una via tranquilla e rilassata. La “Bellezza della Venere” che rimanendo sul tema, costituisce la naturale scelta dopo “Aphrodite”, salita qualche settimana prima. Inoltre questo settore della valle non l’ho mai esplorato ed è un altro buon pretesto per cimentarci su questa via.
A parte il caldo a tratti asfissiante ci muoviamo molto bene, i primi tre tiri sono piuttosto monotoni, mentre dal quarto l’arrampicata è varia e di soddisfazione, aumenta la verticalità e le difficoltà, con diedri, placche, traversi e qualche facile strapiombino da superare. Nel complesso la roccia è buona (a parte il terzo tiro), sicuramente non è un “vione” per continuità ed estetica, ma nel complesso ci è piaciuta. Troviamo un buon ritmo e ben presto la ruggine sulle manovre di corda è tolta. I miei secondi si muovono bene e mi danno la sicurezza necessaria per concentrarmi sui movimenti e gustarmi il gesto dell’arrampicata.
Completiamo la via entro i tempi dichiarati. Enrico si è dimostrato sicuro e solido, Valentina decisa e motivata. Un ottimo acquisto!
Dopo una discesa aerea da non sottovalutare (attenzione soprattutto a non muovere i sassi) ci dirigiamo verso il meritato panino e birretta. E ancora una volta assaporiamo tutto il gusto e il piacere di sentirci scalatori ad Arco, tempio dell’arrampicata.

Meteo avverso..

Ci girano le scatole, ma era previsto. Nonostante un nubifragio che sbarra strada ed entusiasmo in quel di Cene, animati da un ottimismo che rasenta la cieca ignoranza andiamo oltre. Obiettivo minimo di giornata: colazione a Ponte Nossa. Lì sembra meglio e proseguiamo verso Valgoglio e il Lagonero. Avvolti nelle nebbie del Monsone orobico dopo un paio d’ore sbuchiamo nei pressi del rifugio. Siamo intenzionati ad arrampicare nonostante l’evidente impraticabilità, dato che ci siamo tirati sui kg di materiali. Proviamo qualche tiro, in condizioni da Svalbard, ma in realtà non vediamo l’ora che il rifugista ci chiami per il pranzo.
Lì le prestazioni migliorano nettamente, pasta, formagella, vino rosso, torte, caffè grappa e il proverbiale e pericolosissimo genepì.
Non è che abbiamo combinato granché, a parte una discreta sfacchinata. Ma ci siamo fatti delle grandi risate passando una bella giornata in compagnia. In attesa di cose più importanti, nel proseguo della stagione.

Recastello-Canale Nord (Pd+)

Prologo
L’ultima volta che ho dormito al Curò era il 1990. La sera d’esordio dell’Italia al mondiale, contro l’Austria. 1 a 0 gol del mio idolo Schillaci. Avevo 12 anni. Ricordo la notte insonne e il giorno dopo stralunati, tutti al lago Barbellino naturale.
Forse è lì che ho sentito parlare per la prima volta del canale del Recastello.
Negli anni successivi, durante l’adolescenza, era tutto un sentir discutere di pareti nord, canali, picche ramponi. Erano gli anni 90, gli anni delle spedizioni dei “normali”..e sognavo l’alta quota, ghiaccio e neve, aria sottile. L’impresa epica e chissà un giorno gli 8000. Affascinato, mi scontravo col fatto che ero troppo piccolo e inesperto per poter andare anche io. Qualche mio coetaneo però lo portavano: Gran Zebrù, Nord del Palon de la Mare. Competitivo com’ero all’epoca, rosicavo non poco. Perchè io no? Che avevano gli altri in più? Ruminavo sentieri e cime..ma le cose difficili non erano per me. I miei alpinisti di riferimento, nel mio piccolo mondo, prendevano e andavano, koflach, zaini enormi con le piccozze appese, corde e chiodi da ghiaccio.. loro si che erano “veri”. Mi raccontavano le salite e io rimanevo affascinato e a bocca aperta. Aspettando il momento in cui si decidessero a dirmi “vieni con noi”. Quel momento per mille motivi, non è mai arrivato e nel frattempo i miei interessi sono cambiati, sono cresciuto, e il mio mondo è diventato quelle delle scarpette e magnesite. Ciononostante, alcune pareti sono rimaste nel mio immaginario alpinistico, tra cui la Nord del Recastello.
E a venticinque anni di distanza, quasi per caso, riaffiora sepolta nello sgabuzzino delle cose fare, grazie ad una mezza idea buttata lì da Marco, amico di Padova con cui condividerò un’avventura quest’estate. Continue reading

Progressi primaverili

La primavera può essere flagellata dai monsoni orobici, ma non sembra sia il caso di quest’anno.

Abbiamo macinato già qualche km verso Est e ci siamo ingaggiati sulle pareti dietro casa, incominciando ad alzare lo sguardo verso le montagne….le ipotesi di vie in quota sono state rimandate, considerato il calo di temperatura di questi giorni.
Ma la testa incomincia a rimuginare vecchie idee e progetti, da rispolverare alla prima occasione.  Il dato è che ancor prima della fine di maggio, abbiamo nel carniere quattro vie e tutti i soci di scalata hanno tolto la ruggine dai polpastrelli e si sono dati da fare.
In queste due settimane la nostra preparazione è proseguita con due classicissime, sempre utili per valutare il proprio grado di forma “chiappa” e “istruttori” all’antimedale.
Alti e bassi tipici di una preparazione non ancora al top si fanno sentire, mentre sulla chiappa mi sono sentito in forma e apposto di testa, sugli istruttori la settimana dopo ero uno straccio. Complice forse un caldo torrido e le difficoltà tecniche un po’ più elevate.
Presto sarà il tempo degli zaini preparati con cura, delle serate misurate, delle sveglie all’alba e delle vie da sognare intere settimane prima di realizzarle.
Allenarsi.
Nando

Via Aphrodite (V+, VI-), Parete San Paolo, Arco (TN)

Ponte del 1° Maggio, migliaia di Climbers si danno appuntamento al Melloblocco.
Poco attratti da questo importante megaraduno (a mio avviso sempre più omologato), optiamo per una scelta diversa…e riapriamo la stagione dove l’abbiamo terminata l’anno scorso.
Tornare in valle del Sarca è sempre fantastico, uno dei miei posti preferiti in assoluto per le arrampicate primaverili e autunnali. Ma mentre a Novembre le emozioni erano di grande sicurezza e relax, grazie all’allenamento di una intera stagione, a questo appuntamento mi presento  con una rispettosa soggezione. Consapevole di non essere molto allenato. La giornata è bellissima, calda ma con un piacevole venticello.
Più che nelle mie capacità, confido in quelle di Elia, che in una breve vietta a Rogno aveva dato prova di essere nettamente sul pezzo. Il team si completa con Alessandro, accompagnato dalla sua consueta tranquillità e pacatezza.
Scegliamo Aphrodite, una via che avevo adocchiata già da tempo, ritenendola abbordabile.
Errore.
Anche se ha gradi che abbiamo già affrontato su questa parete, offre una arrampicata “scorbutica”: atletica nei primi due tiri e tecnica in quelli più in alto. Difficoltà continue e sostenute per i nostri standard. La classica via con una arrampicata non impossibile, ma difficile da interpretare.
Si parte subito con un tiro bellissimo, che ci fa capire che oggi non si scherza: traverso, diedro fessura ancora traverso. Sosta. Si prosegue poi con un tiro tecnico e fastidioso, con appigli svasi, piccole tacche e appoggi per i piedi sempre in aderenza.
Il terzo tiro offre un singolo atletico con una piccola lama da tirare, poi la parte centrale della via interrompe la continuità e offre qualche tiro con roccia non buonissima, dove prestare un po’ d’attenzione.
Il tiro chiave è una placca compattissima, molto bella, molto di testa. Qui Arco mi presenta il conto e volo impietosamente da secondo. Un’ennesimo traverso ed un diedro in uscita, chiude il penultimo tiro. La via termina con ostico spigoletto da aggirare, dove questa volta a volare è Alessandro, e alcuni risalti prima del meritato riposo.
Il lavoro dei piedi, alla costante ricerca di appoggi poco evidenti, e scarse prese buone per le mani, sono gli elementi dominanti dell’intera via.
Elia con grande tenacia e determinazione si è preso l’onere e l’onore di tirarsela tutta..dimostrando una bella testa e una buona maturità alpinistica. Chapeau!
Quanto al sottoscritto ed Alessandro l’imperativo è unico.Allenarsi. :-)

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Venerdì Santo ad ANELLO…

Come onorare al meglio il Venerdì Santo se non con un giretto ad anello niente male?…
Detto…. Fatto.
Oggi, insieme al mio vecchio (Giovanni) e il suo compagno di avventure (il mitico Lulu) ci accingiamo ad affrontare un giro ad anello con partenza da Lizzola verso le 7.10 (un po’ presto ma d’altronde l’ambizione è tanta oggi).
In un’ora risaliamo la Valle dell’Asta fino ad arrivare alle piste di Lizzola che scendono verso la Val Sedornia. Dopo una breve sosta per scrutare l’orizzonte, facciamo un tratto di scollinamento lungo le piste per giungere nella valle che ci condurrà fino Pizzo di Petto. Superati i primi Sali-scendi, ci prepariamo a salire l’ultimo tratto per poter allungare lo sguardo verso il Ferrante e il Mare in Burrasca con Lulu ovviamente in testa al gruppo (è un treno come al solito), seguito da me a pochi metri, e distante qualche inversione di più c’è il mio vecchio. Con qualche apprensione (scivolata di qualche metro per Gio e, da buon figlio, grosso spavento per me!!!) arriviamo alla selletta posta a pochi metri dalla vetta spogliando gli sci sull’ultimo traverso.
Dopo il classico cinque di approvazione, ci prepariamo per il traversone che ci inoltra nella Val Conchetta. Con qualche mio litigio con le pelli che oggi proprio non vogliono restar attaccate e con poche inversioni arriviamo al passo ai piedi del Vigna Vaga e in pochi minuti siamo in vetta allo stesso. Altro cinque di approvazione, cambio pelli, giro di attacchi, chiusi gli scarponi e giù per un discesone in Val Sedornia fino al Lago Spigorel.
Da qui Lulu come un metronomo, giù il crapone, mette il turbo. Risaliamo le piste della Val Sedornia a vario grado di affaticamento fino all’arrivo degli impianti : Lulu in estrema scioltezza, io mediamente cotto, Gio con la spia della riserva accesa e molto lampeggiante. Tempo di riprendere conoscenza, via le pelli per l’ultima volta oggi e giù di discesone fino a Lizzola con pista molto ghiacciata. Ultimo tratto sci in spalla come ogni buona gita di fine stagione che si rispetti.
Sosta per rifocillarci al bar e testa al giro appena percorso e al prossimo da programmare.
A casa il GPS dice:
15,3 km (distanza), 1561 m (dislivello), 4h 55 min (tempo).
Mia mal dai!!!
Buona Pasqua