CAMBIA LINGUA

42 km di complimenti.

Per oltre un anno ho visto il mio amico Marco allenarsi. In giro per il paese, in ogni condizione meteo, con tanta perseveranza, metodo e impegno.
Egoisticamente, ho dovuto spesso rinunciare alla sua compagnia sulle vie di roccia, alla sua bravura e capacità e al confortante pensiero che “se non passo” tanto c’è lui.
Quest’anno il suo obiettivo dichiarato infatti era la maratona, dopo anni che ne parlava. Una disciplina che non ammette mezze misure. O ci si butta al 100%, o si lascia perdere. Tra tutte ha scelto forse la più difficile, quella di Venezia…suggestiva ma piena di saliscendi taglia-gambe nel finale.
Ecco, ancora una volta è stato da esempio, dimostrando che ogni tanto, si può avere la forza e la voglia di tirare fuori qualche sogno dal cassetto e provare a realizzarlo. Con semplicità e leggerezza, guidati dalla motivazione, più che dal voler apparire.
Poi scopro che oltre a lui, la maratona di Venezia è stata corsa da altri 3 Soci/Amici del GAP Monica, Felice e Luca.
Conoscendoli non sono tipi da clamori e non amano stare troppo sotto i riflettori; spero non se la prenderanno per essere stati sbattuti sul blog.
Comunque reagiate ragazzi, complimenti…42 km di corsa, 42 km di esempio per tutti.
Bravi.
Nando

Castagnata e solidarietà..

Con un po’ di ritardo posto due qualche foto della Castagnata del 12 ottobre.
Il meteo incerto ha un po’ ridimensionato la prima parte della giornata, quella dedicata al “pranzo” nel parco, che si è trasformata in un ritrovo per pochi aficionados…mentre per la seconda parte, le castagne e la tombola abbiamo registrato una bella affluenza di persone.
Complessivamente è stata una bella giornata di festa e relax, con un occhio sempre rivolto ai nostri progetti di solidarietà in Ciad, con il supporto all’associazione “amici di Goundì” che sosteniamo da ormai diversi anni.
La Castagnata, è un momento fondamentale nella vita del nostro Gruppo..ci si trova attorno ad un tavolo e si tessono legami, progetti, idee. Si commenta la stagione estiva e si pensa a quella invernale..si discute …si scherza. Per qualcuno dei “senatori”, Soci e Consiglieri è anche una giornata di intenso lavoro.
E’ l’occasione per riunire le diverse anime del GAP, le famiglie, i giovani, scialpinisti, fondisti, escursionisti, arrampicatori, mamme, papà, nonne, zie, cugini e nipoti. L’importanza della manifestazione è sottolineata dalla presenza dei Soci meno attivi, ma che puntualmente ogni anno vi prendono parte. A impreziosire la giornata la visita del Sindaco Davide e di alcuni Assessori della Giunta, a cui va il nostro ringraziamento per la partecipazione.
Negli ultimi anni abbiamo registriamo anche un aumento della presenza anche tra i non soci, la formula amichevole e informale piace anche al di fuori del GAP.
Una castagnata è forse poca cosa però, come tante altre attività associative “no profit” concorre a creare e mantenere il senso di Comunità sul territorio di Scanzorosciate.
Grazie a tutti per aver partecipato!
Nando

Scendo dalle dolomiti come un uomo nuovo…

Con queste parole esordisco dopo aver portato a termine la scalata del diedro Pederiva, quinta torre del Masarè gruppo del Catinaccio.
Queste per me sono delle parole non buttate a caso, ma che esprimono sinceramente il mio stato d’animo nel constatare che nonostante io sia sulla soglia dei trent’anni, attraverso l’arrampicata  possa ancora scoprire esperienze e stati d’animo a me nuovi che sanno lasciarmi senza fiato…..Come l’essere sospesi a cento metri da terra all’interno di un diedro-camino da scalare in spaccata, stare in sosta su di una cengia dallo spazio molto limitato, sentire il freddo e il viscido di una roccia bagnata in certi punti ma sempre solidissima, il silenzio della progressione di Nando il primo di cordata che con sicurezza supera i vari ostacoli, attendendo poi il nostro turno.

Ok è quarto grado, ma passa su te!!
questa è un’altra considerazione sempre fatta a freddo, si perché nella mia, seppure breve, carriera d’arrampicata, le dolomiti hanno sicuramente aperto una nuova frontiera, che non è fatta di gradi e di prese in plastica, ma di roccia, fatica, silenzio, verticalità, responsabilità e rispetto per i compagni.
Ringrazio Nando il mio compagno di vacanza e anche Alfio con il quale abbiamo scalato l’ultima giornata e ora ALLENARSI!!che sto già sentendo la febbre dolomitica salire in me e devo tornare in questi splendidi posti!!
Magari chi lo sà,da primo di cordata, regalando a qualcun’altro delle indelebili emozioni….

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Trofei e medaglie…

Come per le olimpiadi anche per il GAP in questo weekend sono state assegnate le prime medaglie che ci vedono impegnati nelle tradizionali competizioni invernali: complimenti per chi ha già gareggiato sugli sci stretti e un “in bocca al lupo” per il prossimo 30° Trofeo Benigni!!!

Castagnata 2013

Clima tipicamente autunnale, ieri alla Castagnata. Niente pranzo, come gli altri anni, ma solo castagne, torte e un buon bicchiere di vino rosso nella migliore tradizione. Per i più affamati anche del pà e strinù come genere di conforto. Nonostante la pioggerellina fastidiosa, che a tratti ha condizionato la giornata, l’affluenza di pubblico non è mancata, tante famiglie e bambini e i consueti frequentatori della mondanità orobica. Si insomma, un bel pomeriggio per chiacchierare in compagnia degli amici con un buon bicchiere in mano. 
Grazie a tutti della presenza, anche quest’anno il ricavato andrà a supporto dei nostri progetti di solidarietà in CIAD.
Nando

Rifugio Branca, la neve d’estate.

Avevo circa dieci anni quando per la prima volta salii al Rif. Branca. Poi non ci ero più stato. Eppure è un posto a cui sono rimasto molto affezionato, è il luogo dove per la prima volta la montagna mi sorprese e mi emozionò. Quella specie di nodo alla gola che ti prende, quel misto di felicità e sorpresa che ancora oggi provo nelle salite un po’ speciali, in compagnia di persone a cui sono molto legato o di fronte alle montagne importanti. 
A dieci anni, avevo degli scarponcini della Timberland, uno zaino Invicta, gli immancabili pantaloncini corti, che mettevo da marzo a novembre (unico caso nella classe) e una maglietta di cotone. Avevo una incredibile borraccia arancione, di alluminio, tutta deformata e rigonfia, che forse ancora oggi conservo e a cui mi attaccavo e bevevo, impregnato com’ero di sudore e di sete. Una sete boia, quelle di chi non sa gestire lo sforzo e cammina e suda senza tregua. 
Mi ricordo che sbuffavo stanco e annoiato lungo la strada che saliva al rifugio, continuando a domandarmi quanto mancava. Era una gita di ben tre giorni in quinta elementare, una cosa avveniristica per quei tempi, organizzato dal mitico maestro Egidio, la cui popolarità tra i genitori aveva creato il giusto sostengo ad un esperienza di questo tipo. C’era anche mio padre, che mi ricordo insisteva un casino sulle calzature giuste, lui, che da membro del Soccorso Aereo dell’Areonautica, recuperava spesso durante il servizio escursionisti sprovveduti e mal equipaggiati. Io ero molto orgoglioso che mio padre era dell’Areonautica, volava sugli elicotteri, un mestiere figo. Ero orgoglioso che rompeva le balle, mi dava l’idea dell’esperto. 
Il cielo era grigio, l’aria fredda, era maggio, ma un nebbione avvolgeva quasi tutto. Gli altri bambini erano un po’ avanti, mio padre forse un po’ dietro. Salivo solo lontano da tutti.  Almeno così a me pare di ricordare. 
A un certo punto girato l’ultima curva mi apparve il rifugio. Finalmente, pensai. In quello stesso momento, o poco dopo, o poco prima,  la nebbia si alzò un po’ …e apparve maestoso il ghiacciaio dei Forni in tutto il suo splendore. 
Rimasi a bocca aperta. 
A dieci anni io non avevo il concetto di ghiacciaio in testa, non lo avevo mai visto nemmeno in foto, credo. Forse il Maestro Egidio non me lo aveva ancora spiegato o forse era proprio la lezione di quella giornata. 
“la neve? com’è possibile così tanta neve? La neve c’è in inverno. Siamo a primavera”.
Con questa domanda e lo stupore in testa raggiunsi il Rifugio. Ero affascinato e felice. Aveva incominciato a nevicare, o forse grandinare. 
L’organizzazione e l’apprensione degli adulti ebbe il sopravvento, finimmo nell’invernale al caldo e all’asciutto. Finchè smise. Poi si richiuse tutto e il ghiacciaio non lo rividi più. Scendemmo a S. Caterina.  
Ho pensato spesso negli anni al Rifugio Branca…il posto dove è la montagna per la prima volta mi ha emozionato. E ancora oggi, adulto, ritrovo in quello stupore e in quel senso di felicità (benchè effimera), la motivazione per andare in montagna. 
Grazie all’Egidio, a mio padre e a chi avuto voglia di portarmi in giro in tutti questi anni. 
Dovevo scrivere del palon de la mare. Ma scusate mi è uscita questa cosa qua. 
Nando

Il Rifugio Branca

Climb to grow. Arrampicare per crescere (anche noi).

Nel numero di giugno del Nodo si è già parlato a lungo
dell’attività di alpinismo giovanile con i ragazzi, sia di quella passata e di
quella attuale in collaborazione con gli educatori dell’Aeper.  
Volevo aggiungere anche io le mie riflessioni.
Quest’anno la primavera infame ha limitato molto la nostra azione ed è
mancato l’effetto “entusiasmo” che queste iniziative creano se sono fatte in
domeniche consecutive. Reputo positiva, però, la grande aspettativa che aveva
creato l’idea della ferrata, il segnale che alzando un po’ il tiro e proponendo
attività inusuali l’interesse verso le attività in montagna cresce. Un elemento su cui riflettere all’interno del
GAP e con gli educatori.
Tutto sommato, nonostante il meteo,  siamo comunque riusciti ad avere delle discrete
presenze nei due appuntamenti.  In fondo
quando a fine giornata si vedono i ragazzini sorridenti e soddisfatti, che
siano 20 o che siano 5, non è importante.  Si possono fare le cose anche senza la legge
dei grandi numeri. E quando gli stessi cinque ragazzi si presentano l’anno
successivo, evidentemente l’esperienza è piaciuta.
Personalmente ho trovato molto interessante che si avvicinino alle nostre
attività ragazzi i cui genitori sono originari di altri paesi. Andare in
montagna è un abitudine tipicamente delle nostre zone, in qualche modo è parte
integrante della nostra cultura locale. Se bambini provenienti da altre culture
la vivono come altri sport più popolari e conosciuti, beh, da profano mi sembra
un bel segnale di integrazione. Ma forse sto solo ragionando con schemi vecchi
e in realtà per i bambini tutto è molto più naturale di quel che a noi sembra,
sono già un passo avanti.

Nel 1996 il ragazzi del GAP incontravano altre culture sulle cime del
mondo, ora le altre culture incontrano il GAP sulle montagne dietro casa…

..una
bella sfida per tutti.

Nando

Arrampicata al Palamonti: operazioni di imbrago

Due nozioni base…

..e poi via!

Concentrazione…

E relax!

Foto di gruppo finale!

Poieto e Cornagera: i partecipanti

La Regina innevata a Maggio. Foto storica!

Pausa merenda prima di arrampicare

In “Ambiente” c’è qualche timore in più

Che grinta!

Il Nicola e i “suoi” ragazzi

Infine anche “i grandi” si cimentano

Ciao

Cose intelligenti.

Se cerchiamo bene, intorno a noi ci sono sempre persone che dicono cose intelligenti o interessanti o divertenti, cose che ti fanno fermare un attimo a riflettere e pensare.
Riflettere e pensare due parole troppo spesso associate al concetto di serio, impegnato, complicato.
Invece, uno può fermarsi e pensare anche su cose divertenti, su fatti quotidiani, su racconti di montagna. Delle piccole pause caffè mentali nella vita frenetica di tutti i giorni.
Per questo motivo ho deciso di segnalarvi, due altri blog che seguo da un po’ di tempo e che ho trovato  interessanti.
Emilio e Tatiana, un “atleta” di montagna  conosciuto e una “semplice” appassionata come noi, lo sguardo di un professionista e quello “al femminile” sulla nostre passioni comuni.
Le montagne. La vita di tutti i giorni.
Buone letture,
Nando.
p.s. mi scuso con Emilio e Tatiana per averli caratterizzati con una definizione sommaria e certamente inesatta :-)

La migliore ricompensa.

Sabato scorso, di gran corsa mi recavo in sede per preparare tutto il necessario per l’Apeski. Vedo tre ragazzetti che si avvicinano, uno di loro mi saluta.

“Ciao Nando, allora quando organizzate qualcosa?”

Era uno dei ragazzi portati questa primavera ad arrampicare. A camminare, a dormire in rifugio.
Già più alto, più spallato, meno bambino, più adolescente.

Gli spiego che ci stiamo organizzando e che presto avremo un nuovo programma di attività.
“Bello, bene! Interessante!”

Mi risaluta e se ne va con gli altri due.

Riprendo la strada verso la Sede, l’Apeski, le altre cose.

E una bella sensazione di soddisfazione mi pervade.

Nando