Da un po’ di tempo mi gironzolava in testa questa via, ma le condizioni meteo non erano mai giuste o non trovavo il compagno. Quando finalmente Monsier Marcò, molla la corsa per una giornata di roccia, ci dirigiamo piuttosto determinati in Grignetta e di lì alla base della parete in compagnia di un altra cordata, trovata per caso.
Beffa delle beffe, l’unica parete zuppa sul versante meridionale è proprio il Torrione Palma, dove corre la via.
Mestamente andiamo a berci un caffè al Rosalba meditando sul da farsi, ed optiamo per lo spigolo mari e monti alla Torre Cecilia. L’altra cordata si ingaggia sulla ben più dura Unicef al Torrione del Cinquantenario.
Superiamo i 4 tiri scarsi della via con scioltezza…è ancora presto e non ci sentiamo soddisfatti.
Da veri testoni orobici ritorniamo alla base del Palma, dove le condizioni sono identiche alla mattina, ma a noi magicamente sembra “più asciutta”.
Asciutta non è, soprattutto la placca del secondo tiro. Fosse per me avrei già buttato le doppie, ma il Marco si ricorda di essere un rocciatore di gran classe, anziché maratoneta e si ingaggia con coraggio. Passa azzerando, ma passa.
Dopo il terzo tiro ancora bagnato e delicato, la via poi è finalmente asciutta ed iniziamo a goderci l’arrampicata esposta ed aerea, su roccia da interpretare. Una via in stile Cassin, appunto. Provo una certa emozione a toccare e fotografare dei chiodi che per forma, dimensioni e assenza di marchi hanno tutta l’aria di essere quelli piantati dal Riccardone nel 1931, all’apertura della via. O cmq a me piace pensare che sia così.
Il fascino delle classiche è anche questo…capire lo stile e le intuizioni dei primi salitori e ripercorrerne la storia.
Usciamo sul torrione verso le cinque, un po’ nelle nebbie, ma il tempo regge. Una giornata a zonzo sulle crode (21/08/2014). Siamo soddisfatti.
Come al solito avevo documentato ampiamente la salita alla via Cassin.
Però giunti in vetta, la mia macchina fotografica ha deciso con un balzo di riprendersi la libertà e si è lanciata nel vuoto, finendo in un canalone difficilmente raggiungibile.
Quello che è rimasto, sono due foto nel cellulare e la soddisfazione di aver condiviso una giornata di arrampicata con un amico.
Nando
Il Torrione del Cinquantenario in una rara giornata di sole di quest’estate



magari "aspirante maratoneta" è meglio…. comunque a tempo determinato, perchè nulla può sostituire l'arrampicata!!!
grazie Nando delle tue parole sempre lusinghiere….
grande marco!
p.s. ho iniziato a correre anche io